WASTED LIVES | UNDERSKIN

 

ACCADEMIA APERTA | OPEN BRERA

 BOOKCITY MILANO  &  EXPO IN CITTÀ

 

Il rapporto del corpo con il peso e con l’inerzia. Quindi il corpo allo stato puro: rapporti spaziali e di gravità, masse e articolazioni. In questo senso si tratta di ‘teatro-saggio’, di teatro usato come strumento di conoscenza. Non di informazione, ma di formazione.     

Leo de Berardinis

La V successiva in ottobre all’interno di Milano BookCity ed Expo in città vede coinvolti giovani artisti, musicisti e performer confluenti a Brera da diversi mondi, da Istanbul a Belgrado, dalla Siria al Pakistan, dalla Sardegna alla Sicilia, da Panama a Trieste, da Shanghai a Milano, insieme al Sud del Sud dei Santi italiano, nella migrazione milanese. Ri-attraversando la poetica corporea Neiwilleriana.
La provvisorietà di qualsiasi insediamento | La nuova idea di non spazio | Non produciamo scarti | Non rifiuti materiali | La performance si svolge con pile siriane ricaricabili. Un processo di lavoro che parte da lontano, restituendo consapevolezza all’atto performativo, per sconfinare dalla bidimensionalità delle immagini del nostro tempo, oltre una cultura televisiva della velocità e del disimpegno della soddisfazione istantanea, del pronto all’uso. In bilico tra novità e pattumiera, oltre le gerarchie e le sale d’attesa dei luoghi di potere…
Giunto al decimo anno, il percorso attivato all’interno del corso di Regia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, segnala un processo didattico pluridisciplinare, si relaziona con l’esterno e con molteplici forme d’indagine performativa nella creazione di spettacoli e performance; dai laboratori di frontiera, agli incontri con Maestri della scena da Baliani, Biasiucci, Braucci, Libeskind, Martone, Ovadia, Ronconi, Scaparro, Servillo, Quadri, dalle scuole della Bausch e Kantor fino a Marina Abramovic, attraversando soglie e frontiere con giovani allievi, artisti del futuro.

 

OMAR ABU FAKHER    ELENA ADAMOU   ERIKA BELLUSCI    ALICIA BERNAL MOLINA   RICCARDO BONORA   COSIMO D’AGNESSA   YU DUAN   CARLO CAZZANIGA   ADRIANO FORTI   NAOMI GALBIATI   MARIJA GAVRILOVIC   IRENE GHIDELLI    ALESSANDRO GHISELLI   ALESSANDRO MARTI    AMINA NAZIR    ALESSANDRA PIGA   AMELIA I. M. RESTUCCIA    SONIA SANTORO   FEDERICO SCIBILIA   GIULIA INES SIMONETTI    ANNA TIMPANARO    MARGHERITA TURCHI    MARCO VELLI    PELIN ZEYTINCI
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assistenti   Omar Abu Fakher    Giulia Ines Simonetti
musicisti   Cosimo D’Agnessa    Adriano  Forti   Pelin Zeytinci
proiezioni e immagini  video  Giulia Ines Simonetti    operatore audio   Federico Scibilia
composing audio editing  Youssef  Tayamoun

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Progetto di Ricerca nell’ambito delle Cattedre di Regia | Pratica e Cultura dello Spettacolo del Triennio e Biennio Specialistico Accademia Belle Arti Brera   | SEMINAR ROOMS #25

a cura di   L Φ r e d a n a   P u t i g n a n i  

 

Photo © Youssef Tayamoun and G. I. Simonetti

Hanno scritto su VITE DI SCARTO:

 

“Ho visto la prova generale dello spettacolo e poche ore dopo ho letto la notizia che in Turchia una giovane artista curda diciannovenne è stata gravemente ferita da dei fondamentalisti  perché era apparsa in tv con le braccia nude. In scena ho visto tante giovani artiste di diversi paesi, tra cui la Turchia, che come il titolo suggerisce raccontavano con il corpo (le parole erano poche e liriche) il corpo, la sua superficie profonda e le sue peripezie nello spazio e nella luce per essere, per esistere in quanto tale e in quanto portatore di storie e di vite nel buio dell’oblio che lo attornia.

Mi è stato chiaro allora che l’opera era un incrocio di vissuti e d’inquietudini giunte lì con il loro carico di esperienze e di linguaggi, da osservare e sentire come spiragli su realtà complesse, tragiche e combattive. Linee traccianti che illuminavano scampoli del presente, con ribaltamenti di punti di vista, dove i performer cercavano di uscire dal buio, dai chiaroscuri, portando con sé il mistero del corpo stesso, la sua geniale e dinamica struttura.

Leggendo del dramma della giovane curda ho visto quegli spiragli dilatarsi e aprirsi sul corpo di chi leva in alto le braccia e grida “ehi, io esisto!” Lì dove il buio, l’oscuro, il retrivo schiacciano e ammutoliscono tutto ciò che è fragile e delicato, il poema, il femminile, il divenire, il movimento. Una lotta impari, ma inevitabile, per esistere che mi ha ricordato cosa è o dovrebbe essere il teatro”.   

Maurizio Braucci     May 2015

“Al corso di regia dell’Accademia di Brera, da anni un gruppo di giovani di diverse provenienze apprende e sperimenta le tecniche della performatività: sono ragazzi e ragazze cresciute spesso in culture che conoscono solo da poco il teatro e la performance, almeno come li ha codificati la cultura occidentale. Per il nostro paese questa esperienza interculturale è una eccezione, e tuttavia dovrebbe essere assolutamente normale, in un momento storico e culturale come quello che stiano vivendo.”   

Oliviero Ponte di Pino   July 2015

“In questa performance, tutto è “primo”, epifanico: tutti questi ragazzi sono nati ieri ed è come se fossero da sempre da qualche parte; tentano la vita come promesse, come iniziati e come residui. La sperimentano in un recinto sacro e come l’Edipo a colono hanno già visto tutto e adesso non hanno più bisogno di vedere dove un qualche dio li fa vagare. Si sente proprio che tutto è “primo”: per questo sono così vicine le esperienze delle energie elementari di Beuys o di quelle primarie dell’interrelazione della Abramović. Ma è soprattutto così presente Kantor ad accompagnare e guidare sulla scena quel suo gioco, quei suoi girotondi: un palcoscenico perpetuo che ha origini remote, ma certamente non ha fine…
Quando [i performer] ci conducono dentro la scena per guardare dove eravamo come pubblico, è sconvolgente non vedersi più là in quei posti vuoti.
Ma forse adesso si è anche noi “al riparo”, impigliati qui dalla risacca della trivialità quotidiana”.    

Pietro Bellasi    May 2014